L’assalto dei trasformisti al carro dei probabili
vincitori è di per se scandaloso, ma lo è ancora di più l’accoglienza a
braccia aperte di quella sinistra che, temendo se stessa, fa di tutto per auto
distruggersi, consegnandosi nelle mani di chi, forte di qualche pacchetto di
voti, non esiterà a riconsegnarli al nemico una volta eletto. Sembra che il
passato non ci insegni nulla!
Il nostro appello disperato è rivolto a chi ha ancora mantenuto la lucidità,
e/o in qualche caso sia disposto ad un’onesta autocritica. Forse
quello che serve è riaffermare il nostro centro di gravità, superare l’isolamento
e ricostruire un senso di comunità. Alcune lotte portate avanti ultimamente (ad
esempio gli adesivi anti-pizzo a Palermo), ci fanno comprendere il persistere
sotterraneo di una certa vitalità, che invece di essere compressa e
strumentalizzata va intercettata e incoraggiata.
L’idea sarebbe di ritrovarci intorno a cinque principi
di base, con un manifesto etico-politico che esprima con chiarezza la nostra
intransigenza rispetto alle ciniche velleità dell’opportunismo politico.
Un manifesto che riesca a identificarci, da chiamare in
causa quando i segnali di allarme inizieranno a lampeggiare. Un manifesto da
firmare in primo luogo come cittadini, non come sommatoria di sigle.
Ognuno di noi fa una serie di scelte, impegnandosi in diversi modi – partiti,
associazioni, istituzioni… – e queste continuerannono ad essere le leve che
possono trasformare le nostre idee in azioni. Ma dobbiamo essere noi in quanto
cittadini a stabilire il come.
Se l’adesione al manifesto viene percepita e vissuta
in maniera forte e propositiva, possiamo quindi continuare ad utilizzare le
nostre appartenenze a gruppi, iniziative, associazioni, partiti, come veicoli
molteplici per l’azione, utilizzando il manifesto e la rete dei sottoscrittori
come riferimento comune e condiviso.
Da questa base, oltre all’adesione sperata di tante persone limpide, possono
anche scaturire proposte di azione, alcuni esempi: un lavoro vero e continuativo
per la definizione del programma regionale; una proposta concreta, con messa a
punto di regole e paletti, per eventuali elezioni primarie di tutti i candidati
alle prossime elezioni in Sicilia, seguendo un metodo a partecipazione aperta e
diffusa; azioni di “difesa civica” del territorio a scala sia locale che
regionale.
Noi vogliamo essere cittadini di uno
stato civile e democratico e vogliamo che le persone che deleghiamo a
rappresentarci rendano conto del loro operato alle istituzioni del popolo
italiano e non ad organizzazioni parallele di interessi come la Mafia.
Il nostro paese è l'Italia laica e indivisibile, che rispetta la carta
costituzionale e le sue leggi, che sta in Europa, che accoglie e non fa guerre,
con una scuola e una sanità pubblica, con uno stato sociale che garantisca i più
deboli, con libertà di parola, di stampa, di religione, di satira, di critica,
di diversità, di cultura; con il lavoro come diritto-dovere di ognuno, nel
rispetto della sua dignità di persona, così come sancito dal primo articolo
della nostra costituzione.
In qualità di cittadini quindi, enunciamo i cinque principi che seguono:
La moralità è un valore che
attraversa la nostra concezione della cittadinanza e si esprime nell’etica del
nostro agire nella sfera pubblica. Ognuno di noi che assuma la responsabilità
di rappresentare la collettività in qualsiasi forma, e in particolar modo nelle
istituzioni, ha il dovere di esprimere questi valori in ogni azione e con
coerenza.
Le scelte di appartenenza sono lo specchio dell’etica individuale, le
storie personali costituiscono memoria civica e politica; per parafrasare
Borsellino, la questione morale è etica prima che giuridica. Siamo assoluti e
intransigenti.
Il nostro impegno di cittadinanza si
esprime attraverso la nostra azione politica quotidiana ma anche nella
partecipazione in partiti politici, sindacati, associazioni ed altre forme
collettive che elaborano e difendono i nostri interessi. Nella crisi di
rappresentanza che attraversa la nostra società, ci impegniamo in una critica
costruttiva dei nostri percorsi e ad un dialogo aperto, trasparente e onesto.
Non ci sono deleghe in bianco; le strutture di rappresentanza sono un
progetto collettivo e non un diritto acquisito.
La rifondazione della democrazia parte
dalla partecipazione cittadina nei processi decisionali che riguardano la
collettività. Nuovi approcci e nuovi strumenti per la partecipazione
democratica vanno sperimentati con coraggio ma anche con la capacità di
apprendere dall’esperienza.
Ci impegniamo per difendere ogni forma di partecipazione ed aggregazione
politica e civica da qualsiasi strumentalizzazione.
L’aggregazione politica si basa
sulla condivisione di valori sui grandi temi. Lo sviluppo di programmi coerenti
e l’identificazione di priorità dell’azione devono risultare da un
confronto continuo che sostenga il perseguimento dei risultati stabiliti.
Non ci accontentiamo di programmi generici che poi non corrisponderanno ai
fatti; il programma politico deve tradurre le nostre aspirazioni in azioni
possibili, attraverso un processo continuo di partecipazione e dialogo.
L’unione politica risulta
dall’alleanza di forze diverse con obiettivi convergenti e si alimenta con
l’interconnessione di comunità, esperienze concrete e rapporti di fiducia.
L’univocità, invece, soffoca la creatività collettiva imponendo il minimo
comune denominatore a tutti.
L’unità politica deve essere un momento di libera scelta e di rispetto
reciproco, che arricchisce chi vi partecipa e che sappia, quando deve,
trasformarsi in nuovi percorsi autonomi.
Palermo, 12 maggio 2005
Roberto Albergoni, Marco Assennato, Maria Adele Cipolla, Enrico Colajanni, Maurizio Guzzardo, Jesse Marsh, Fulvio Vassallo Paleologo, Salvatore Petrucci, Leontine Regine, Maria Romano, Marco Siino, Nicola Sinopoli